Mia Madre di Nanni Moretti

149931Uno specchio nel passato

Mia madre è un film autobiografico del 2015 diretto da Nanni Moretti, il quale interpreta il fratello di Margherita, la protagonista del film. Margherita è una regista che vive un periodo di forte stress per molteplici cause: la direzione del suo ultimo film, la separazione dal compagno, l’educazione della figlia e, causa principale, la cura di sua madre Ada che si trova in ospedale perché molto malata. La donna riversa l’angoscia e la sofferenza che prova nel suo lavoro, irritandosi facilmente con i componenti del cast, in particolare con un nuovo attore che a malapena parla l’italiano e fa fatica a ricordare le battute. Nel corso del film però la donna cercherà di migliorare i tratti del suo carattere che rendono difficili le sue relazioni con le persone che la circondano.
Una delle tematiche chiave del film è quindi il trascorrere del tempo. Attraverso numerosi flashback si osserva infatti come Ada, la madre malata, non volesse inizialmente essere trasferita in ospedale, forse per paura di ammettere a sé stessa che stesse invecchiando e quindi che non riusciva ad andare avanti con le sue forze. Il film si conclude con la tragica morte di Ada, evento che marchia il cuore della nipote Livia, molto attaccata a lei.
Come detto precedentemente, il film è un’autobiografia: il regista si apre allo spettatore raccontando la sua storia attraverso il personaggio di Margherita. Da notare che il regista, così facendo, si distacca dalla vicenda, infatti avrebbe potuto personificare lui stesso il protagonista. La sua scelta potrebbe significare che egli voglia prendere una certa distanza da eventi che in passato lo hanno fatto soffrire molto, per paura di riaprire una ferita non ancora del tutto rimarginata. Forse invece le intenzioni di Moretti erano più positive: forse sperava di elaborare la morte della madre in modo discreto, assumendo un ruolo marginale rispetto alla protagonista.
Il film mi è piaciuto perché mi ha fatto provare emozioni diverse ed è riuscito a trasmettermi la malinconia che immagino il regista abbia voluto far trasparire.

Giosia Perretta, 19 anni, Università della Svizzera italiana

Giosia Perretta

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