Mia Madre di Nanni Moretti

397195Un intreccio circolare

Ebbene sì, parliamo dell’ultimo film diretto dal noto regista Nanni Moretti. Non mi soffermerò sui grandi nomi che compongono il cast, nonostante siano nomi che ci hanno fatto ridere ed emozionare. Preferisco porre la mia attenzione sui toni che avvertiamo durante le vicende drammatiche che ci vediamo sfilare davanti, sulla realtà che ci viene presentata come se fosse una biografia dell’essere umano medio che deve barcamenarsi fra mille problemi. Questa pellicola può essere interpretata come una vera e propria autobiografia del regista, che ha voluto narrare la sua storia nel tentativo forse di esorcizzare il dolore che si porta dietro, forse di cercare di condividere il suo passato con chi spera possa capirlo, forse ancora solo di suscitare nelle spettatore delle emozioni.
Personalmente, ho provato una gamma variegata di emozioni durante la visione di questo film: sono stata divertita, triste, speranzosa, perplessa, malinconica e ho provato anche sfumature diverse di ognuno di questi sentimenti.
Il film è cosparso da numerose analessi che lo frammentano e inizialmente possono confondere, ma in seguito chiariscono e approfondiscono molte situazioni che sono date per scontate nella trama. La protagonista è sull’orlo della depressione in seguito a una relazione finita, a complicazioni con la figlia e alla malattia della madre anziana che peggiora costantemente. Nelle analessi vediamo il regredire della salute della donna, che inizialmente si rifiutava di andare in ospedale perché non voleva lasciare la sua casa.
Ho interpretato la struttura dell’intreccio in modo quasi circolare. Infatti vediamo nei flash-back che la salute della donna peggiora con il passare del tempo, fino a che l’ospedale non rimane l’ultima possibilità per guarire o per sopravvivere. Nel corso naturale della storia vediamo invece una donna anziana incatenata ad un letto ospedaliero che non vede l’ora di poter tornare a casa. Quando lo farà, tornerà nell’ambiente nel quale si sente a suo agio: ricomincia a organizzare personalmente le sue cose, come ad esempio redigere la lista delle medicine che deve prendere, e in seguito ricomincia ad aiutare la nipote con i compiti di latino. La vediamo dunque tornare allo stato originario, come se la sua malattia fosse scomparsa del tutto. Questa situazione di serenità condurrà infine alla sua morte, il cui sentore faceva da sfondo alla trama intera. Sentiamo quindi l’ultimo scambio di battute. La protagonista chiede alla madre a cosa stia pensando e quest’ultima risponde: “A domani.” E si chiude davanti ai nostri occhi uno schermo nero con la dicitura “Mia madre”.

Laura Troilo, 21 anni, Università della Svizzera italiana

Laura Troilo

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