Echos de Locarno (6) – Bella e perduta di Pietro Marcello: un bufalo che parla

image 2

“I sogni e le fiabe, anche se sono irreali, devono dire la verità”. È per questo che il regista casertano Pietro Marcello, con il suo ultimo lungometraggio Bella e perduta, costruisce una fiaba dove ci mostra, attraverso il punto di vista del bufalo Sarchiapone, la realtà di un paesino rurale del Sud Italia.

Dopo essersi imbattuto nella Reggia di Carditello e dopo aver conosciuto il pastore Tommaso Cestrone (detto “l’angelo di Carditello”), il quale con immensi sacrifici ha deciso di dedicare tanti anni della sua vita alla cura di questo bene artistico ormai abbandonato, il regista, ha visto una potente metafora di ciò che voleva raccontare: la bellezza e la rovina dell’Italia.

Inizialmente concepito come un documentario con lo scopo di esplorare la vita rurale e provinciale italiana attraverso il rapporto tra il bufalo Sarchiapone e il suo padrone Tommaso, il film è diventato, in seguito all’improvvisa e prematura morte dell’”angelo di Carditello”, una fiaba poetica, sognante e politica, un’efficace ed emozionante allegoria dell’Italia odierna: un’Italia bella, sì, ma perduta

L’opera, girata in 16 mm per garantire una potenza visiva maggiore e per far immergere ancora di più lo spettatore nei vari paesaggi di campagna ed empatizzare con gli animali filmati, inizia con una soggettiva del bufalo e con la sua voce narrante: questo è il suo punto di vista e la vicenda sarà focalizzata su di lui. Ed è proprio attraverso il suo viaggio, accompagnato da Pulcinella (la maschera che secondo la tradizione fa da tramite tra i vivi e i morti) che prende il posto di Tommaso. Il film diventa così una vera e propria Odissea verso il macello. Pietro Marcello ci fa entrare in forte empatia con il bufalo, che diventa simbolo dell’Italia stessa, una nazione tradita e abbandonata da una popolazione ormai per la maggior parte egoista e disumana, che avrebbe bisogno dell’altruismo e della sensibilità del pastore Tommaso Cestrone. Però, come detto dal regista stesso, “sono gli italiani ad essere cambiati, non l’Italia”.

Nel finale di quest’intensa pellicola, Pulcinella si leva la maschera, rinunciando all’immortalità per provare a incidere su una realtà che non piace nemmeno a lui: la fiaba è finita e adesso il personaggio non può più ascoltare la voce del bufalo, ma forse, se un uomo così corretto e pieno di valori ha la possibilità di ribellarsi e di cambiare le cose, un po’ di speranza c’è.

Raji Molo, 21 anni, Università della Svizzera Italiana

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s