Echos de Locarno (12) – Der Nachtmahr – I mostri che abbiamo fuori Cineasti del presente

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Der Nachtmahr, pellicola del regista tedesco AKIZ, presenta fin dalle prime immagini il motivo del titolo. L’ambiente notturno è violento e caotico. La musica elettronica e le luci psichedeliche riempiono le feste dei giovani della Berlino odierna. In mezzo a tutto questo c’è Tina, una ragazza diciasettenne che non si trova bene nella sua pelle. Preoccupata di non essere accettata dagli altri, diventa lei stessa la prima a non accettarsi e a censurarsi. Tutti questi atti di censura prendono forma in una sorta di mostro, dall’aspetto innocuo e quasi tenero, che si contrappone all’atmosfera violenta del film.

Quando Tina lo vede per la prima volta, ne è spaventata, scappa e cerca riparo e conforto nei genitori. Questi non riescono però a vedere la creatura, poiché essa non appare mai di fronte a terzi.

I genitori e gli amici sono da prima preoccupati per Tina, poi la preoccupazione si mischia al disagio. La ragazza viene allontanata: gli amici la escludono dalle loro feste e i genitori prendono in considerazione l’idea di internarla.

Nel frattempo Tina si avvicina al mostro e si accorge che il legame fra loro due è forte e indissolubile, tanto da sentire sulla propria pelle ciò che egli sente sulla sua.
Quando finalmente anche i genitori vedono la creatura, la reazione è tutt’altro che positiva: fanno catturare il mostro e fingono con Tina che il tutto non sia mai successo.
La ragazza non crede alle menzogne dei genitori, riesce a liberare la creatura e a mostrarsi insieme a essa, come una cosa unica, di fronte a compagni e genitori.

Il punto interessante di Der Nachtmahr è la contrapposizione tra una società brutale e violenta e un mostro innocuo e calmo. La creatura nasce dal rifiuto della parte di sé che esce dagli standard imposti dall’ambiente circostante. Nata come aborto di tali valori, essa non è però un’anomalia, è piuttosto parte costituente di Tina. Letta nell’ottica della psicoanalisi moderna, la repressione del mostro è causa di psicosi. L’accettazione, invece, ha come conseguenza l’alienazione dalla società. D’altro canto il legame tra Tina e la creatura è tale per cui la repressione diventerebbe, in un modo o nell’altro, letale. La matrice dell’incubo è quindi la società e non il mostro.

Ciò che rende questo film consistente è la pretesa di non essere realistico, bensì metaforico. I compagni e i genitori di Tina non possono essere visti come individui singoli, ma solo nel loro insieme, dove ogni parte è portatrice della stessa verità, per la quale alcuni valori sono accettati e altri no, come solo in un incubo che si rispetti può avvenire.
In contrapposizione alla società troviamo l’individuo, che si trova nell’ambigua situazione di essere parte integrante dell’insieme, quindi portatore di valori, ma allo stesso tempo possessore di ciò che non viene tollerato. Tanto più è grande questo bivio tanto più è grande la parte di sé che non si può tollerare, fino a costituire una parte a sé stante, irreprimibile.

Il pregio più grande di Der Nachtmahr sta nel riuscire a portare tutto all’estremo, senza definirlo. Ognuno può crearsi il suo mostro sulla base delle proprie esperienze e quindi vedere in esso significati diversi.

Laura Monte, 19 anni, EPFL

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