Echos de Locarno (16) – Cineasti del presente – La casa del cinema

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Carlo Chatrian ha più volte definito Locarno come la casa del cinema, enfatizzandone il carattere intimo ed emotivo che solo un focolare può donare.
Il Festival di Locarno è cresciuto di anno in anno e ha affermato la sua importanza, pur restando un luogo familiare e senza confini. Sia sul piano individuale, dove, da spettatore, non ci si sente mai veramente distanti da chi sta dietro le quinte, sia sul piano artistico, nella scelta, vera e propria, dei film.
Prendendo in considerazione il concorso Cineasti del presente, questo fenomeno è lampante. I film proposti sono stati dei più variegati, provenienti da tutto il mondo: film sperimentali, drammatici, documentari, thriller e generi non ben definiti. E seppure non tutti sempre riusciti, i film hanno cercato, nella loro multiculturalità, sentimenti comuni e universali: la gravidanza, l’adolescenza, l’alienazione, il suicidio, lo scorrere del tempo nelle generazioni, nelle persone, negli oggetti. Inseriti nel contesto di Locarno, hanno contribuito, forse involontariamente, a costruire questa casa senza pareti.
La giuria ufficiale ha deciso di premiare, come spesso avviene, le pellicole sperimentali. Il premio speciale della giuria è andato al film Dead slow ahead, un film senza una vera e propria storia, che immortala la grandezza di una nave mercantile, rilevando come la tecnologia surclassi l’uomo.
Il premio per il miglior regista emergente è andato invece a Bl Gan, autore del film Lu bian ye can (Kaili Blues). Film che, grazie all’abilità del regista, è inizialmente incomprensibile, poi pian piano acquista un senso e infine lo perde del tutto. Un film che critica la volontà dell’uomo di cercare sempre un senso nelle cose.
Il Pardo d’oro è andato invece a un film che si scosta dagli altri due premiati: Thithi, che con poetica semplicità racconta un villaggio indiano attraverso più generazioni.
Le scelte dei vincitori sono giustificabili, ma altrettanto opinabili. Dato l’ampio spettro di sentimenti ed emozioni che i vari film toccavano, è stato praticamente inevitabile che ognuno avesse il proprio favorito. La giuria ha invece scelto di premiare oggettivamente i film meglio girati, ma anche i meno empatici. Si sarebbe potuto dare peso anche alla parte emotiva dei film, dando un premio a film come Olmo and the seagull, premiato tra l’altro dalla giuria di Cinema e Gioventù, o Keeper. È però diagnosticata la paura dei professionisti di sembrare sentimentali e sono quindi comprensibili le loro scelte.
In conclusione, si può sicuramente dire, che malgrado polemiche e disaccordi e grazie alla qualità delle proposte, Locarno si è riaffermata una casa per il cinema e per tutti coloro che lo amano.

Laura Monte, 19 anni, Epfl

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