Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio – Due è meglio di uno?

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Il nuovo film di Marco Bellocchio si svolge in un monastero di Bobbio. Dopo il suicidio di uno di loro, i monaci cercano di far confessare la sua amante, Benedetta, convinti che abbia stretto un patto con il Diavolo e che abbia poi spinto il monaco a suicidarsi. Dal momento che il monaco si è tolto la vita volontariamente, il suo corpo non può essere sotterrato nel cimitero e, per questo, la famiglia soffre e vuole spiegazioni. Così arriva nel monastero Federico Mai, fratello gemello del monaco morto.
La prima parte del film segue questa storia: Federico si fingerà suo fratello così da riuscire a fare confessare Benedetta e dare una giusta sepoltura al defunto. Ma, nel momento più importante di questa storia, c’è uno stacco e ne inizia una nuova. L’ambientazione è sempre uguale, i personaggi però sono diversi. Un signore molto anziano, che abita nelle rovine del vecchio monastero di Bobbio, viene cercato da molte persone per sospetto di mafia nel paese. Ma lui esce solamente di notte, ha un’insolita voglia di “succhiare” sangue e non appare in nessuna foto. Che sia un moderno vampiro?

Mi è piaciuta veramente tanto la prima parte: la trama era coinvolgente e c’era la giusta tensione. Per far confessare Benedetta, i monaci provano ogni cosa: la buttano da un dirupo, cercano segni sulla sua pelle che simboleggino Satana, la marchiano con il fuoco. Nonostante lei superi tutte le prove, sono sempre convinti della sua colpevolezza, quando è ormai evidente che quello che è successo non dipende da lei. In fin dei conti basta fare attenzione: si chiama Benedetta, come può stringere un patto con il Diavolo?
Il film si perde invece un po’ nella seconda parte, che non mi ha convinto molto. C’è un collegamento con l’inizio del film? Perché il protagonista sembra essere un vampiro? Perché è ambientata nello stesso paese?
Purtroppo Bellocchio ha lasciato spazio a questa seconda parte invece di sviluppare al meglio la prima, per esempio: a un certo punto del film finalmente Benedetta confessa qualcosa a Federico, non si sente cosa, ma gli consegna la chiave del Mausoleo. Questa chiave, dopo una serie di peripezie, finisce in fondo al fiume, accanto a un’altra chiave, probabilmente quella del fratello. Intuiamo quindi che deve esserci un grande segreto nascosto nel Mausoleo del monastero e sarebbe stato interessante vedere il seguito della storia di Federico: si è suicidato anche lui? Cosa è successo di così scandaloso da spingere il fratello a suicidarsi? Eppure, tutte queste domande e questa suspence rimangono in sospeso: si cambia completamente scena e si passa alla storia del vampiro. Anche questa è una storia interessante e profonda – si concentra sul fatto che le cose cambiano e non si possono bloccare come si vuole – ma a mio parere non è niente in confronto alla storia di Benedetta e Federico, che era meglio strutturata e comprensibile.

Abbiamo anche avuto l’onore di avere in sala il regista, Marco Bellocchio, che ha affermato di essere disposto a rispondere a qualsiasi domanda. Eppure, quando gli è stata posta la domanda sul perché dividere il film in due storie, non è stato molto esaustivo nella risposta, lasciando dunque un po’ di delusione in questo senso.

È stato in ogni modo un bel film che consiglio, girato e recitato molto bene. Peccato per la divisione in due parti!

Ariele Sgheiza, 18, SCC Bellinzona

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