Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio – Un film dentro un altro film

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Sono andata a vedere Sangue del mio sangue di Bellocchio senza aspettative né pregiudizi: non sapevo chi fosse Bellocchio, non avevo letto nulla a riguardo e non avevo visto il trailer; ero un vaso vuoto da riempire.
In sala era presente Bellocchio che ha fatto una breve introduzione in cui ha parlato della nascita del film, poi si sono spente le luci e sono partiti i titoli di testa.

Siamo subito catapultati in una Bobbio del ‘600. Federico (Pier Giorgio Bellocchio, figlio di Marco Bellocchio), uomo d’armi stanco della carriera da guerriero, fa ritorno a Bobbio per redimere il nome del fratello gemello, morto suicida a causa di una donna: Benedetta (Lidiya Liberman). Arrivato alle prigioni di Bobbio, Federico viene fatto entrare da una suora cieca che lo porta in una sala per attendere Cacciapuoti, il responsabile delle prigioni. Mentre attende l’arrivo dell’uomo, che è impegnato a tagliare i capelli di Benedetta per verificare la presenza di un marchio di Satana – impresa fallimentare, poiché non c’è nessun segno – Federico viene incuriosito da alcuni gemiti provenienti dalla sala accanto. Arrivato nella stanza, si rende conto che i gemiti sono emessi da una donna nuda appesa per le caviglie. Spaventato da ciò che vede, fa ritorno all’altra stanza dove arriva Cacciapuoti che finalmente lo porta a far la conoscenza di Benedetta. E così continua il film: Federico si innamora di Benedetta, ma non ha il coraggio di scappare con lei; Cacciapuoti cerca continuamente dei segni che possano confermare la teoria che lei sia una discepola di Satana; Benedetta si ostina a non parlare con nessuno.
Fino a quando, tutto ad un tratto, ci ritroviamo in una Bobbio del XI secolo: Pier Giorgio Bellocchio è diventato un imprenditore che vuole comprare le prigioni di Bobbio per un suo cliente russo. Tuttavia le prigioni non sono disabitate come si pensa, sono abitate da un conte (Roberto Herlitzka). Non si sa bene chi sia questo uomo, se sia un vampiro o semplicemente un vecchio signore che preferisce vivere di notte, fatto sta che adesso è lui ad essere il protagonista e perciò lo spettatore segue le vicende di questo stravagante personaggio: l’uscita dalle prigioni; l’incontro con Elena (Elena Bellocchio); la vista della moglie che non ottiene un soldo da otto anni, poiché lui non è morto ma non nemmeno vivo.
Il tutto si conclude in un miscuglio di Bobbio nel passato, in cui si scopre che Benedetta non è mai invecchiata, anche se è rimasta rinchiusa tra quattro mura per oltre quarantacinque anni, e Bobbio nel presente, in cui si assiste alla morte del Conte mentre insegue Elena che corre nelle prigioni col suo innamorato.

Questo lungo riassunto solo per dire in realtà che è stato un film che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. Per tutta la durata del film non ho smesso di pormi la domanda “che cosa vuole dirci Bellocchio con queste scene?”, e purtroppo non sono riuscita a trovare una risposta se non alla fine della proiezione quando il regista ha spiegato ciò che stava dietro al film. Bellocchio ha infatti rivelato che non per forza tutto deve avere un senso o essere riconducibile a qualcosa.
La recitazione degli attori è buona ma spesso lenta e scialba, e il film è appesantito dalle scene ripetitive e prive di dialogo. Un punto positivo è però la musica. Spesso le scene sono accompagnate da brani musicali molto coinvolgenti ed emozionanti, che danno un po’ di colore e movimento alle immagini. Un secondo elemento a favore di questa pellicola è la recitazione di Roberto Herlitzka. Il suo personaggio è uno dei pochi a lasciare qualcosa, forse il suo modo un po’ cinico e ironico di rivolgersi agli altri, oppure il suo voler restare al mondo nascosto da tutti quanti, lo hanno reso un personaggio gradevole da guardare e ascoltare, che ha reso la seconda parte del film piacevole alla vista, anche se è completamente separata dal resto del film.

CHARLOTTE STAMM, 19 ANNI LICEO CANTONALE DI LOCARNO

Charlotte

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