Dheepan di Jacques Audiard – Die Hard

478985

Dheepan non è solo il titolo di questo film, è anche il nome del protagonista, un abitante dello Sri Lanka che, per fuggire dalla guerra, si rifugia nella periferia francese. Insieme a lui ci sono anche Yalini, la sua finta moglie, e Illayaal, la loro finta figlia. Il film è incentrato sul loro modo di integrarsi in una realtà diversa da quella del loro paese di origine e rappresenta, tramite questa famiglia, tutte le persone che sono costrette a scappare dalla propria casa.

Come contorno a questa storia c’è la periferia francese che, verso la fine del film, prende il sopravvento e sembra diventare il tema principale. Ed è qui che, per me, è stato fatto un errore. La storia di Dheepan all’inizo è stupenda, curata nei minimi dettagli, non solo per come è raccontata e rappresentata, ma anche per la bellissima fotografia e le magnifiche riprese che catturano l’attenzione e fanno sentire lo spettatore completamente dentro la storia.

Invece il regista, Jacques Audiard, ha preferito deviare il racconto di Dheepan e concentrarsi sulla periferia e sulle gang francesi. Il film si svolge, come detto, in una zona malfamata ed è giusto quindi anche descrivere la zona in cui Dheepan deve abituarsi a vivere. Audiard descrive il nuovo ambiente come se fosse una zona di guerra, esattamente come quello da cui Dheepan e la sua famiglia scappano, lasciando intendere che non è servito a niente fuggire: nessuno sarà mai al sicuro. E fin qui la storia è stupenda, Dheepan è in bilico tra realtà e desiderio, tra ciò che vorrebbe per sé e la sua famiglia e quello che lo perseguita: la guerra. Eppure Audiard ha esagerato: il finale sembra un film con Bruce Willis, avrebbe potuto essere il finale di Die Hard, senza senso in questo contesto. Yalini infatti, sua moglie, viene rapita dal boss di una gang e vuole che Dheepan venga ad aiutarla. Lui, per salvarla, prepara bombe, coltelli, armi, e chi più ne ha più ne metta, per fare una strage e riuscire ad arrivare da lei.
Era veramente necessario arrivare a tanto?

La prima parte del film è appassionante, cattura, fa capire tutte le difficoltà che vivono le famiglie di profughi all’arrivo in un nuovo paese, ma l’azione finale lo ha rovinato. Peccato!
Vanno comunque fatti i compliment a Audiard per le riprese, davvero spettacolari, accompagnate da una fotografia mozzafiato che mette in luce la solitudine dei fuggitivi e le loro tante difficoltà. Tutto sommato il film è piacevole e da consigliare, permette di farsi un’idea di ciò che sta accadendo in questi giorni in alcuni paesi dell’Est.

Ariele Sgheiza, SCC Bellinzona, 18 anni

sgheiza_ariele_portrait

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s