Dheepan di Jacques Audiard – metamorfosi in discesa

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Dheepan è tradizione e attualità allo stesso momento. Due facce della stessa medaglia.

Paesaggi lontani, affascinanti e crudi al tempo stesso ci accompagnano tutto d’un fiato fino al prepotente arrivo in Europa. Jacques Audiard ha esaminato uno solo dei tanti problemi che devono affrontare i migranti: la conformazione. Un adattamento quasi fisico all’ambiente estraneo. Qui Dheepan cresce, sale per poi scendere, combatte per poi soccombere, si dimena per poi rimanere in gabbia. Una gabbia sociale basata sul grado e non sulla razza. L’ambientazione è quella tipica delle banlieue francesi, la mescolanza di varie etnie prevale e fa da sfondo del film, non ha funzione protagonista. La xenofobia in questa parte di Europa non esiste, prevale la pressione psicologica del cambiamento, dell’abbandono, dello sconosciuto. Si affronta un’immagine europea su cui non si è mai fatto luce, in cui il nostro protagonista vive la sua guerra psicologica che più si manifesta dentro di lui, più prevale al di fuori, nel territorio, intrecciando le vite con altre vite.

Audiard presenta, attraverso i protagonisti, Dheepan in particolare, un messaggio che spesso è rimasto muto ma a cui ha saputo dar voce e che ha potuto essere ascoltato: non si può più fingere. Illayaal prova a fingere che i due sconosciuti con cui è scappata siano dei veri genitori, Yalini prova fingere di fare parte di quella famiglia e Deephan prova a fingere di non sognare l’elefante bianco. Ma è tutto inutile.

Si arriva all’apice con una scena in cui Dheepan può essere paragonato a Travis Bickle in Taxi Driver. Il film poi vira brutalmente in un candido giardinetto all’inglese e in un finale stucchevole.

Peccato, perché il lavoro, la metamorfosi e la psiche dei personaggi è analizzata e resa in maniera sempre crescente, lo spettatore trattiene il fiato ma termina con uno sbuffo di disappunto.

Estelle Travella, Liceo Linguistico Francesco Casnati, 19 anni ‎

estelle

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