Les Huit Salopards (The Hateful Eight ) – L’odio per la pace

The Hateful eight (187’), come suggerisce il titolo, è l’ottavo film del noto regista Quentin Tarantino, con Samuel L. Jackson, Kurt Russel e Tim Roth. È il secondo western del regista dopo Django Unchained, suo penultimo film,

Il thriller Hateful eight è ambientato qualche decennio dopo la guerra di Secessione americana, nelle sperdute lande del Wyoming, dove l’inverno gelido a volte scatena delle pericolose bufere di neve. Degli Stati Uniti non si vede molto, se non la neve, e la taverna in cui si svolge la maggior parte del film; difatti l’impostazione del film ricorda vagamente Le Iene, dato che gran parte del film si svolge nell’emporio di Minnie, dove i protagonisti si trovano a dover convivere per alcuni giorni.

Samuel Jackson, nel film “Maggiore Warell”, è un cacciatore di taglie che sta cercando di arrivare a Red Rock, per consegnare dei fuggitivi. Lo stesso sta facendo “Il boia” (Kurt Russel), un altro cacciatore di taglie, chiamato così perché consegna le sue prede sempre vive. La bufera di neve li mette nelle circostanze di viaggiare insieme e fermarsi all’emporio per sopravvivere, insieme ad un sudista, Chris Mannix, che dovrebbe diventare il nuovo sceriffo di Red Rock, stando a quanto dice. Nella taverna, trovano altri quattro personaggi: un messicano, che dirige l’emporio mentre la proprietaria, Minnie, apparentemente è via in visita alla madre, un inglese, un mandriano, e un vecchio generale dei confederati.

La parte più interessante del film è proprio lo scontro, a guerra terminata, tra diversi tipi di persone di ideologie diverse, che a 150 anni di distanza, nel nostro XXI secolo, è ancora attuale.

È particolare che questo film sia uscito proprio in questo periodo storico, timbrato dalla rinascita di nazionalismi e dalla xenofobia varia; nel film, per come l’ho visto io, c’è anche questo. Insomma, anche se il film è ambientato in un contesto post guerra di Secessione americana, e questa viene spesso citata anche perché la metà dei protagonisti vi ha combattuto, il contenuto del film non intende in alcun modo deumanizzare una delle due parti per glorificarne un’altra. Invece le umanizza entrambe, con i loro lati negativi e positivi. Il Maggiore Warrell, che combatteva per i nordisti, si rivela un egoista bugiardo, e il generale sudista rivela un lato umano parlando del figlio morto, nonostante sia apertamente razzista, non concendo nemmeno al maggiore la parola (“non riconosco un negro con la divisa da nordista”). I personaggi così si scontano per le loro personalità, in cui è intrinseca la propria ideologia, e i più “neutrali”, cioè l’inglese, il mandriano e il messicano, si rivelano poi gli assassini della proprietaria dell’emporio, quando si scopre che il loro piano era solo quello di far evadere la ragazza che “il boia” portava alla forca. La caratterizzazione dei personaggi, la realtà, l’umanità che Tarantino dà loro, li fa sentire delle persone con cui potremmo tranquillamente relazionarci, anche se sono descritti come militari di guerre combattute un secolo e mezzo fa. Questo è il punto. Le parti si combattono da sempre, e non si può mai dire chi siano i buoni o cattivi. Ma poi i veri banditi, gli assassini saltano fuori e non hanno parte, non si schierano.

Sempre collegato a questo, l’uso sprezzante e quasi eccessivo della violenza e della parola “negro” fanno di Tarantino un odiato unpolitically correct guy. Ai tempi di oggi si dà troppa importanza alle parole, ma poi i sentimenti di odio si insinuano comunque all’interno di noi, quindi è inutile. In questo Tarantino è oggettivo, usa le parole in modo scorretto, perché è quello che la gente fa, e umanizza tutti, perché in fondo, da una parte o dall’altra, siamo tutti umani.

Alla fine del film, lo sceriffo sudista Mannix si trova con il maggiore Warrell sul letto, entrambi morenti a causa delle ferite della sparatoria appena avvenuta che ha ucciso tutti all’interno dell’emporio, Chris Mannix, che per tutto il film si era trovavo in contrasto con il maggiore (e la cosa era contraccambiata), si trovano a condividere, quasi in amicizia, il letto di morte, lasciando perdere i loro asti ideologici, e rivalutandosi.

Il film si conclude con la lettura da parte di Mannix della “lettera scritta da Lincoln” che Warrell possedeva. Wardell l’aveva scritta fingendo che fosse autografa di Lincoln, in modo da darsi un valore davanti “all’uomo bianco”; nel film la definisce “un trucco per disarmare l’uomo bianco davanti ad un nero”. Leggendo questa lettera, piena di forti ideali, tutti morti nell’emporio, con loro due, moribondi e pieni di sangue nel letto, fuoriesce dalle parole che vi sono scritte una sorta di orgoglio. Dopo la lettura, Mannix la straccia e la butta in terra, congedando gli spettatori dalla visione del film. La leggerezza con cui questa scena dice che, in fondo, nulla conta niente oltre alla vita, è anche questa attuale. Le due parti contrapposte, Il Nord e il Sud, morenti, su questo letto, che leggono insieme questa lettera, frutto di una bugia, caricata di forti sentimenti ed orgoglio, che si “riappacificano” nei loro ultimi istanti di vita, buttando entrambi al vento le oro convinzioni, è l’essenza della vita stessa.

Samuel Iembo, SCC Bellinzona, 24 anni

samuel

La TRIBUne des jeunes cinéphiles remercie le distributeur Ascot Elite qui a offert des billets pour cette séance.

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