“Vergiss Mein Nicht”, di David Sieveking

Vergiss_Mein_Nicht

David Sieveking è l’autore del film-documentario Vergiss mein nicht. Sieveking decide di filmare con la sua cinepresa gli ultimi anni di vita della madre Gretel, attraverso la sua pellicola egli mostra cosa significhi stare accanto e prendersi cura di una persona affetta dalla sindrome di Alzheimer.

Gretel è una signora anziana dai capelli bianchi che vive in Germania con il marito Malte, un docente universitario da qualche anno in pensione. In passato la coppia aveva aderito molto attivamente ad un movimento rivoluzionario (durante gli anni ’60 del secolo scorso). Nonostante i due fossero sposati e avessero figli, la loro era una “relazione aperta”: entrambi potevano concedersi la libertà di frequentare altri partners, senza che questo gesto mettesse in discussione il loro legame matrimoniale, andando a ledere la stabilità famigliare. Dopo il raggiungimento dell’età di pensionamento da parte di Malte, la coppia sognava di intraprendere viaggi insieme, ma la diagnosi della malattia di Gretel stravolge i loro piani e li costringe a guardare al futuro in una maniera completamente diversa da quella immaginata.

La famiglia Sieveking si trova improvvisamente confrontata con la progressiva perdita della memoria di Gretel, la quale vive ogni giornata come se fosse la prima della sua vita, la donna è inoltre sottoposta a cure mediche e all’assunzione di numerosi farmaci. I figli di Gretel manifestano solidarietà verso i genitori, tanto che David decide di abitare durante un lasso di tempo limitato nella casa in cui egli è cresciuto, prendendosi cura della madre e permettendo così al padre di concedersi un viaggio rifocillante. Da subito David si rende conto di cosa significhi vivere con una persona affetta dalla sindrome di Alzheimer: gli improvvisi attacchi di sonno provocati dai medicamenti, l’inutile e infinita ripetizione delle informazioni, il mancato riconoscimento dei visi, le visite mediche,…

Oltre a cambiare drasticamente lo stile di vita della famiglia, la malattia cambia anche i rapporti all’interno di essa e porta tutti quanti a guardare al passato e dentro di sé con altri occhi. Malte decide di leggere i diari scritti da Gretel, e finalmente scopre con grande stupore una gelosia che la moglie gli aveva sempre nascosto, che le provocava un dolore mai rivelato, di cui Malte non aveva sospettato nulla, nonostante ne fosse direttamente responsabile. Anche David vuole conoscere in maniera più completa la vita della madre, a questo proposito, durante il suo soggiorno presso la casa dei genitori, si dedica ad alcuni incontri con le persone che Gretel frequentava in passato e a delle visite all’archivio in cui sono stati conservati immagini e articoli riguardanti il movimento rivoluzionario al quale la madre aveva aderito. La malattia di Gretel è dunque riuscita a innescare anche una sorta di riscoperta interiore, ponendo ai famigliari molte domande di carattere esistenziale. Il primo ostacolo che pone la malattia è quello di saperla accettare, ma questo non è per nulla scontato: è facile per un figlio, un marito, risultare degli estranei di fronte a una delle persone più importanti della propria vita ? È facile accettare che una persona a noi cara sia costretta a essere curata in un istituto specializzato anziché a casa propria ? È facile cambiare improvvisamente i piani e rinunciare ai sogni coltivati per anni ?

Il documentario è interamente filmato da David Sieveking. Vi sono due scene durante le quali egli abbandona improvvisamente la cinepresa sul piedistallo per poter partecipare alla vita famigliare unendosi ad un abbraccio. Il regista decide di filmare la quotidianità della madre e gli incontri con le persone con cui essa ha condiviso parte del proprio passato, raccontando agli spettatori la storia della sua vita ricca di avvenimenti ed emozioni. Le riprese seguono lo stile di vita lento e tranquillo di Gretel, i silenzi vengono interrotti dalle ripetitive domande dell’anziana donna e dalle sue osservazioni che qualche volta riescono anche a suscitare dei sorrisi fra gli spettatori alternando scene dure e malinconiche a dialoghi più leggeri. Dal film emerge soprattutto molta tenerezza, senza però mai essere moralista o provocare compassione nei confronti della dolce Gretel, una protagonista a cui risulta impossibile non affezionarsi.

Vergiss mein nicht, che in lingua tedesca è il nome del fiore del Non ti scordar di me, è un titolo molto poetico capace di rispecchiare appieno le caratteristiche della pellicola di cui porta il nome: capace di sensibilizzare il pubblico nei confronti di una malattia che colpisce milioni di persone.

Laura Laffranchi, 18 anni, frequento la 4a liceo a Bellinzona.
Laura

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