Festival de Locarno (6) – Mañana a esta hora (Cinéastes du présent)

Trois représentants de la TRIBUne des jeunes cinéphiles couvrent le 69e Festival de Locarno. La rédactrice tessinoise s’intéresse ici à une contribution colombienne diffusée dans le cadre de la section “Cinéastes du présent”.

Manana_a_esta_hora

L’immagine immobile di un albero. Una famiglia, un padre, una madre e una figlia trascorrono momenti di ordinaria quotidianità seduti sul divano di un luminoso soggiorno. La figlia adolescente cerca i propri spazi ma allo stesso tempo l’amore e l’affetto materno. Passa il suo tempo in compagnia degli amici. Lunghi e spensierati discorsi. Il padre e la madre seduti in cucina attendono la figlia, che ancora non è tornata a casa. La figlia ritorna e l’attesa sfocia in un litigio, ma poi lei vi cerca conforto.

Il padre e la madre sono una coppia felice. Una serata fra amici. Una confidenza tra parenti.

Insieme sono una famiglia che, seppur appiattita dal lento incedere della vita, ritrova in se stessa luce e serenità.

Uno schermo nero. Un silenzio di lutto. Sulle facce cupe di amici e parenti la tristezza che solo la morte di una persona vicina può disegnare.

La figlia seduta nella sua camera, illuminata solo in parte dalla luce fioca che attraversa la finestra, sola. Il padre e la figlia litigano, fra di loro una porta chiusa. La figlia e il padre passano il loro tempo nella silenziosa presenza dei rispettivi amici. Nella cucina in penombra mangiano senza scambiarsi alcuna parola. Il padre seduto in un corridoio buio attende la figlia che non è ancora tornata a casa. La mattina litigano, poi la figlia chiede perdono al padre e in lui cerca conforto.

Insieme, padre e figlia sono una famiglia alla ricerca di un nuovo equilibrio, nel tentativo di colmare gli spazi lasciati vuoti. Alberi immobili e dietro di loro nuvole che mutano e avanzano.

Mañana a hesta ora, film della regista colombiana Lina Rodrìguez, mette a fuoco il dualismo fra ciò che cambia e ciò che, invece, resta imperturbato. Una famiglia che anche di fronte alla tragedia rivendica passivamente la propria quotidianità. La ricerca di un punto fisso, momento eterno e senza tempo, che resta invariato fra i giorni che scorrono.

Laura Monte, 20 anni, Epfl

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