Festival de Locarno (12) – Gorge Coeur Ventre – Il mondo e il mattatoio

Trois représentants de la TRIBUne des Jeunes Cinéphiles ont couvert le Festival de Locarno. Cette contribution d’une étudiante tessinoise s’attarde sur un film qui a fait forte impression dans la section “Cinéastes du présent”.

Gorge_coeur_ventre

Gorge Coeur Ventre, opera della regista francese Maud Alpi, è la storia di un ragazzo che lavora in un mattatoio, di notte, e del suo cane Bobo, per il quale egli prova un amore illimitato.

Sono quindi due prospettive quelle proposte allo spettatore: da un lato il ragazzo, colui che ha il compito di accompagnare gli animali al macello, dall’altro il cane, occhio innocente che scopre un mondo a lui sconosciuto.

Momenti della vita diurna del protagonista, un pranzo, una discussione con l’amante, una giornata al fiume, vengono affiancati alle scene notturne nel mattatoio. Il film intercala queste due realtà, fino a quando, sul finale, il ragazzo e un suo collega decidono di uccidere e bruciare una mucca in travaglio, evitando così che il vitello venga ucciso ancor prima che la madre possa vederlo.

Il film è costruito su una profonda divisione, enfatizzando l’esistenza di due realtà distanti ma allo stesso tempo inseparabili. Da un lato il mattatoio, un mondo notturno, senza dialoghi, dove l’attenzione si focalizza sugli animali, in cui gli spazi sono ristretti, le riprese ravvicinate e una luce artificiale illumina la scena. Spesso sono solo frammenti quelli che vengono mostrati: un occhio, un muscolo, una schiena, uno sguardo.

Il punto di vista è pero privo di giudizio: viene mostrato il cammino degli animali verso il macello o il momento di riposo e di attesa, ma mai la mattanza o la macellazione. L’assenza di giudizio priva lo spettatore della rabbia e dell’odio, accompagnandolo verso sentimenti diversi: l’oppressione, la tristezza, l’ineluttabilità. Lontano da tutto questo si svolge la vita diurna del protagonista, dove gli spazi sono sconfinati e la luce del sole irradia le persone. Queste due realtà non si toccano mai, i cambi di scena sono chiari e accentuati dai suoni: nel mattatoio il suono degli animali e delle macchine diventa sottofondo incessante, mentre durante il giorno suoni tranquilli e conviviali, come il cinguettio degli uccelli o il vociare dei bambini, incorniciano la vita dei protagonisti.

Nel finale questo confine si fa più flebile, il lavoro del protagonista irrompe nella sua quotidianità. La consapevolezza della realtà notturna diventa insostenibile, fino a portare il protagonista al gesto estremo di bruciare una mucca in travaglio. Evento che si lascia interpretare: un gesto di ribellione verso il mattatoio, magari col fine ultimo di bruciarlo, oppure un sacrificio, con l’intenzione più intima e personale di una redenzione?

Ultimo elemento fondamentale è il cane Bobo, coprotagonista, migliore amico e unico personaggio con un nome. Egli è sia emblema dell’ipocrisia, sia definitivo punto di incontro. Ipocrisia che si manifesta nell’amore incondizionato del protagonista nei sui confronti che si contrappone all’incuranza con cui animali senza nome vengono condotti alla morte.

Bobo è l’unico personaggio che si vede, alla fine del film, uscire dal mattatoio e passare dalla notte al giorno. Se nella prima scena, egli aveva preso per mano lo spettatore, accompagnandolo alla scoperta di questo mondo, nell’ultima sequenza lo conduce all’esterno e lo congeda.

Gorge, Coeur, Ventre è un film che vuole mostrare, ma non denunciare. Sottolineare le distanze che prendiamo da ciò che può rilevarsi intollerabile. Nella rassicurante convinzione che tutto ciò avviene in un mondo parallelo, che mai si incrocerà con il nostro: la notte e il giorno, il trambusto e la quiete, la luce artificiale e quella del sole.

Perché, come ha detto la regista nel tentativo di chiarificare il messaggio del film, ma anche di dar voce a un sentimento diffuso: “la violenza necessaria per condurre la vita che conduciamo avviene di notte”.

Laura Monte, 20 anni, Epfl

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