Festival de Locarno (14) – Considerazioni finali sul Concorso Cineasti del Presente e il suo finale non a sorpresa

Trois représentants de la TRIBUne des jeunes cinéphiles ont couvert le 69e Festival de Locarno comme des journalistes. La Tessinoise Laura Monte, étudiante à l’EPFL, dresse ici le bilan de la section “Cinéastes du présent”.

el-auge-del-humano

Il nome “Cineasti del presente”, scelto per designare il concorso dedito a presentare film di giovani artisti per lo più alle prese con la loro opera prima, è emblematico per svariati motivi. Oltre alla giovane età dei sui partecipanti, il concorso propone quasi unicamente film che hanno lo scopo di mostrare diverse realtà odierne.

Film come Akhdar yabes, Pescatori di corpi, Viejo calavera e The Challenge sono vere e proprie finestre che, in modo onesto e realistico, rappresentano realtà locali e contemporanee.

Mañana a esta hora ha mostrato, senza filtri, la realtà di una famiglia obbligata a passare attraverso un irreversibile cambiamento, universalizzando il sentimento di monotonia ma, allo stesso tempo, di stabilità che può donare un nucleo familiare.

Destruction Babies, vincitore per la migliore regia, e El futuro perfecto hanno anche essi mostrato una realtà moderna, enfatizzando però l’aspetto che ritenevano più significativo: nel primo caso, la violenza e l’incomunicabilità in un mondo dominato dai mezzi di comunicazione ; nel secondo caso, la difficoltà di convivere con lingue e culture diverse, che sfociano nei famosi sentimenti “lost in translation”.

In concorso sono stati inoltre presentati film più sperimentali, come Gorge Coeur Ventre e I had nowhere to go, che focalizzavano la loro dialettica sulle sensazioni piuttosto che sui sentimenti : il primo rappresentando la situazione all’interno di un mattatoio, il secondo cercando, attraverso la storia di un profugo della Seconda Guerra Mondiale, di ricostruire il sentimento di alienazione dovuto all’immigrazione forzata tanto nota ai giorni nostri.

Film come L’indomptée, Afterlov, il Nido, Donald Cried hanno invece costituito la parte più commerciale del concorso, sfoggiando una trama e una narrazione più classica.

Istirahtlah kata-kata è stato l’unico film a proporre la storia un personaggio storico, Wiji Thukul, poeta e attivista sotto il regime di Suharto in Indonesia.

L’ultimo film, nonché vincitore del pardo d’oro, è El auge del humano (foto), che racconta la storia di alcuni giovani uomini in tre nazioni differenti – Argentina, Mozambico e Filippine –  mantenendo sempre la stessa prospettiva e focalizzando la narrazione su sessualità, tecnologia e lavoro.

La giuria ha deciso di premiare, come spesso accade, quella che fra tutte le opere in gara si è dimostrata la più criptica e la meno accessibile : El auge del humano. Non dubito ci siano ottime giustificazioni, ma troppo spesso le giurie ufficiali non tengono in considerazione l’aspetto comunicativo di un film. La capacità di universalizzare e trasmettere una sensazione o un sentimento dovrebbe essere maggiormente riconosciuta, non solo perché elemento fondamentale di qualsiasi forma d’arte, ma anche perché fungerebbe da comodo mezzo per avvicinare più persone a un certo tipo di cinema. Dall’altro canto la decisione di premiare come miglior regista emergente Mariko Tetsuya per il film Destruction Babies, film violento e diretto, compensa in parte la scelta fatta per il pardo d’oro.

La giuria dei giovani ha invece premiato Afterlov dimostrando una tendenza diametralmente opposta a quella della giuria ufficiale. Il film è infatti indubbiamente comunicativo e accessibile, grazie alla sua comicità e ritmicità, ma privo di una dialettica costruttiva, smascherando così trovate esclusivamente comiche e fini a se stesse.

È quindi logico dedurre che da un’unione fra le due giurie risulterebbero scelte praticamente incontestabili.

In conclusione, la volontà del concorso Cineasti del presente sembra essere, almeno in parte, quella di proporre uno sguardo diversificato e personale sulle società contemporanee di tutto il mondo, attraverso giovani registi che mostrano la quotidianità a loro vicina. È rassicurante notare che in ambito artistico ci sia spazio per un multiculturalismo privo di pregiudizi: il Festival di Locarno si è rivelato un bell’esempio.

È, invece, vagamente meno rassicurante considerare come la maggior parte dei giovani registi abbiano portato uno sguardo timidamente pessimista, critico nei confronti della società odierna e di se stessi, in quanto incentrato sulla propria generazione. Attitudine quest’ultima che non biasimerei affatto se non fosse che ho vent’anni e che l’autocritica sembra essere pratica comune della mia generazione.

Laura Monte, 20 anni, Epfl

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