Captain Fantastic, di Matt Ross – “Abbasso il sistema!”

Captain Fantastic

L’anarchia è davvero la soluzione migliore per crescere al meglio i propri figli? Beh, secondo le idee di pensiero di Ben Cash, un uomo sulla cinquantina che ha deciso insieme alla moglie (ricoverata in una clinica per problemi di bipolarità) di crescere i suoi sei figli al di fuori degli schemi, della società, della globalizzazione, sì.

Ma questo insegnamento renderà liberi i suoi figli, o diventerà una gabbia dalla quale saranno costretti a uscire a fatica? Qual è il limite che non va superato nella crescita dei propri figli? Fino a che punto il sentirsi un po’ padroni di una piccola società che si è creata è insegnamento e dove invece diventa estremismo per una soddisfazione personale,? Queste domande nel film emergono tantissimo: se le pone Ben in prima persona, ma anche lo spettatore vedendo, per esempio, il bambino più piccolo della famiglia parlare del Bill of Rights come se fosse stato stilato da lui. Questo insegnamento non è naturale nella società nella quale noi viviamo, anzi è addirittura sbagliato, e infatti è proprio quello che vuole dimostrare il personaggio interpretato da Viggo Mortensen: la società ci obbliga a stare dentro a degli schemi, ci impone cosa possiamo e cosa non possiamo sapere, cosa siamo obbligati a conoscere e a cosa invece non siamo mai confrontati o cosa non abbiamo la possibilità di sapere.

In un film come Captain Fantastic il raggiungimento dell’utopia si avvicina sempre di più, ma proprio nel momento in cui ci avviciniamo, quell’utopia quasi realizzata si trasforma in qualcosa di ancora più irraggiungibile e apparentemente sbagliato. È proprio il tema dell’educazione che Matt Ross, alla regia del suo secondo lungometraggio, ci presenta, raccontandoci tutte le sue difficoltà, tutti i dubbi esistenziali, tutte le paure di un padre solo che deve allevare i propri figli nel modo che crede essere il più giusto. E magari lo è anche, ma a chi sta a questo punto dire cosa è giusto e cosa è sbagliato? È davvero sbagliato rinunciare a tutta la tecnologia nella quale progrediamo ogni giorno? È veramente necessario che un bambino di 10 anni conosca le teorie marxiste a memoria? Quanto è giusto non potersi confrontare con dei compagni di classe a scuola o il girare il sabato sera con gli amici? Ecco dove entra in gioco l’estremismo, dove non c’è più libertà per i figli di “scegliere” come essere o cosa fare.

La socialità, il contatto con il mondo esterno, l’amore per un’altra persona, sono tutte cose che vengono distrutte stando in questo schema imposto ai figli dal padre. Che cosa succede quando vengono confrontati con la “realtà”, lo scopriamo molto bene nel film: il primo bacio sarà straordinario ma che cosa succede dopo, come ci si comporta, cosa si risponde, cosa si fa?

Sono stato molto critico fino adesso, ma non è in realtà quello che volevo esprimere. Il film mi ha coinvolto molto, le molteplici domande che mi sono posto nascono proprio da questo: il film è riuscito a farmi ragionare, a farmi immedesimare in quei sei personaggi, che rappresentano tutte le varie fasi della vita. Il giovane ragazzo sempre arrabbiato in piena adolescenza, il ragazzo ormai maturo che si responsabilizza, le due ragazze che, legate come sono, riescono a sollevare montagne, i bambini piccoli che, pur se influenzati dai discorsi per adulti ai quali sono costantemente sottoposti, riescono a vivere la loro infanzia.

Quasi un road movie dove la famiglia viene confrontata con il mondo, viene stravolta e si ricrea nel corso di tutta la seconda metà dell’opera, una rinascita matura e sensibile, piena di significato e pregnante di messaggio molto importante: TUTTO È GIUSTO E TUTTO È SBAGLIATO, STA A NOI CAPIRE COSA SIA GIUSTO E SBAGLIATO PER NOI.

Edoardo Nerboni, 18 anni, Conservatorio Internazionale Scienza Audiovisive – CISA

Edoardo

 

 

 

 

Le distributeur IMPULS a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film

 

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