Captain Fantastic, di Matt Ross – Capitan davvero fantastic?

Captain Fantastic

Come educare i bambini? Questo è il tema principale del film di Matt Ross Capitan Fantastic.

Il film racconta di una famiglia, composta da padre, madre e sei figli. Sin dall’inizio si capisce che non si tratta della tipica ordinaria famiglia americana, infatti vive in un bosco e lo scopo dei genitori è istruire i figli da soli, senza influenze esterne: vogliono andare “contro il sistema” (frase molte volte ripetuta nel film). La madre però sin dall’inizio non è presente perché è ricoverata in un centro psichiatrico.

Nel film si mostra la vita di questi sei ragazzi che, con il padre, Ben, ogni giorno devono cacciarsi il pranzo, leggere libri per imparare, procurarsi pellicce e fare allenamenti fisici per poter sopravvivere nella natura.

Un giorno, il padre va in paese con il figlio maggiore per telefonare all’ospedale e sapere i progressi della moglie. Viene però purtroppo a sapere che la donna si è suicidata tagliandosi le vene. Il padre della donna non vuole che Ben si presenti al funerale poiché lo considera la causa della malattia mentale della donna per colpa della vita alternativa che ha avuto con lei. Mentre il padre telefonata, il figlio prende la posta dalla casella postale e nota che ha ricevuto delle lettere di accettazione a numerose università prestigiose, ma non lo dice al padre.

La sera, tornato a “casa”, il padre racconta a tutti i figli che la madre si è suicidata e che non possono andare al funerale. Nonostante ciò la famiglia, sotto le insistenze dei ragazzi, decide di partire per il funerale. Dopo un lungo viaggio arrivano alla celebrazione e Ben fa un discorso in memoria della moglie che risulta essere offensivo per la civiltà moderna con la quale si trova in chiesa. La gente presente si scandalizza e Ben viene cacciato.

In seguito il figlio rivela al padre che è stato ammesso a diverse università e lui ci rimane male, lo prende come un tradimento: “come hai fatto ad avere contatti esterni alla nostra foresta?” Il ragazzo poi ammette che lo ha aiutato la madre: questa notizia mostra che la madre forse davvero non voleva vivere la vita che ha vissuto e che quindi è “impazzita” a causa di suo marito che l’ha costretta a vivere in quel modo. Ma tutto ciò è solo una supposizione.

Il nonno dei bambini decide di prendere in custodia i nipoti e il padre è costretto a cedergliela, dato che se la polizia venisse a sapere il modo in cui fa vivere i figli, lo arresterebbe. Inoltre Ben si rende conto che lo fa per il bene dei ragazzi.

Il film si conclude con un finale fiabesco in cui il padre lascia i figli dal nonno. Appena Ben se ne va però, questi ricompaiono da una botola del bus che lui usa per spostarsi. Tutti assieme decidono di dissotterrare la mamma e di rifarle un degno funerale, cremandola in un falò (come era scritto nelle sue ultime volontà). La famiglia è finalmente felice e contenta in una piccola casetta con le galline e l’orto in un mondo dove sembra che il padre abbia capito che lo stile di vita imposto ai figli precedentemente era estremo: ha trovato una via di mezzo, facendoli vivere in una casa, con animali di allevamento e mandandoli a scuola. Il figlio maggiore infine parte per un viaggio in Africa per fare volontariato, ciò che il padre vuole.

Tecnicamente parlando il film è fatto molto bene: le riprese nei boschi mostrano bene la vita che questi figli intraprendono. La recitazione dei bambini, quelli piccoli in particolare, non è proprio il massimo, forse però a causa del doppiaggio in italiano.

La trama tocca un tema molto attuale: come vanno educati i figli? Questo film provoca lo spettatore, mostrandogli, in alcune scene, situazioni che lo spingono a chiedersi se il modo in cui la civiltà di oggi educa i bambini sia davvero giusto. Una scena che mi ha toccato e mostra bene questo fenomeno è quando il padre con i figli alloggia dalla sorella della moglie e suo marito, a cena, dice ai suoi due figli che la zia è morta perché era malata, “chi si ammala poi può morire”. Non dice quindi la verità. Mentre cerca di spiegare queste cose ai figli, gli si legge in faccia l’imbarazzo, è impacciato e lo spettatore prova un senso di disagio, percepisce le bugie dell’uomo come una sorta di mancanza di rispetto verso la donna morta. Ben prende quindi la parole e dice ad alta voce quello che è stato: si è suicidata tagliandosi le vene perché aveva problemi mentali. Si rivela in questo caso un personaggio positivo che toglie il disagio e imbarazzo che si è creato.

Un altro aspetto che mostra il lato positivo dell’insegnamento del padre è quando una figlia che legge un libro dice che è “interessante” e il padre le ricorda che “interessante” è una “non parola”: vuol dire troppe cose, quindi non significa niente. Dunque spinge la figlia a esprimersi meglio, descrivendo cosa prova leggendolo. Questo aspetto è davvero molto originale e istruttivo per i bambini, dato che imparano a esprimersi in modo articolato e fantasioso.

L’educazione che questo padre impartisce ai suoi figli è corretta per molti sensi: insegna loro le cose a modo suo (in una scena si mostra che i suoi figli sanno le cose molto meglio dei loro cugini, cresciuti nella società), insegna loro a vivere a contatto con la natura, a sopravvivere in situazioni di pericolo, a procurarsi il cibo,… Però questi bambini non possono incontrare i coetanei, farsi nuovi amici, innamorarsi: non conoscono la società attuale capitalista che loro criticano, sono, agli occhi della società, anomali. Infatti il figlio maggiore incontra una ragazza e la prima cosa che questa ragazza gli dice è: “sei strano”. Questi ragazzi, una volta che entreranno nella società saranno probabilmente degli emarginati, dato che sono cresciuti con un’altra mentalità.

Un altro lato negativo è che il padre costringe i figli a vivere in quel modo ribelle, non vuole che il figlio vada all’università, costringe i figli a rubare merce in un negozio, a camminare su un tetto molto pericoloso (dove una figlia quasi muore)… Questo mostra una certa pazzia nel padre che quindi è riconducibile a quella della moglie.

Il finale del film è, come ho detto, molto fiabesco, con un happy ending veramente estremo. I figli scappano dal nonno, si nascondono sul bus del padre e ricompaiono per trascorrere il resto della storia con Ben. Questo fatto però lascia in sospeso il nonno: non li va a cercare? Non chiama la polizia? Inoltre il lieto fine in cui dissotterrano la madre, le fanno una cerimonia come voleva lei, vanno tutti a vivere in una casetta dove coltivano e allevano galline, vanno a scuola, possono conoscere la società e il figlio maggiore va in Africa a fare volontariato, è abbastanza surreale. Nessuno nota che dissotterrano la moglie? Il figlio non voleva andare all’università?

Una spiegazione a tutto ciò potrebbe essere che il finale sia tutto un sogno del padre che è impazzito e si immagina tutto quello che vorrebbe che succedesse: un funerale degno per la moglie e una vita serena con i figli. Si crea questo finale troppo perfetto che fa capire che si potrebbe trattare di un finale aperto: ognuno lo interpreta come vuole.

Il film si intitola Capitan Fantastic poiché il padre è il capitano della famiglia, i figli sono coloro che lo seguono e lo stimano; fantastico può essere inteso come stupendo, magnifico per come Ben educa i suoi figli. Fantastico potrebbe essere anche inteso come fantasioso: questo convaliderebbe l’ipotesi che il finale sia una finzione, una fantasia del capitano.

Leonardo Bernasconi, Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona, 18 anni

leonardo bernasconi

 

 

 

Le distributeur IMPULS a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film

 

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