Captain Fantastic, di Matt Ross – Captain Anti-America

Captain Fantastic

Captain Fantastic è la storia di Ben (Viggo Mortensen, famoso per aver interpretato Aragorn ne Il Signore degli Anelli e nominato ai Golden Globes 2017 per questa parte) e della sua numerosa e particolare famiglia di 6 figli. Loro non hanno contatti con la società moderna e non conoscono altro all’infuori del bosco, dei libri e della loro capanna. I ragazzi non sono mai andati a scuola: ad occuparsi della loro educazione è Ben, rimasto solo perché sua moglie, Leslie, è gravemente malata e ricoverata in ospedale. La scelta di vivere divisi da tutto è stata presa Ben e Leslie, anarchici e contrari al sistema moderno. Infatti gli insegnamenti che Ben impartisce ai suoi figli non sono quelli delle classiche scuole, bensì insegna loro come scuoiare un animale, come tirare con l’arco e varie ideologie politiche di differenti paesi. Dopo anni in ospedale però, Leslie muore e, nonostante il padre di Leslie non voglia che Ben vada al funerale, lui e i figli si presentano lo stesso, scontrandosi con un mondo completamente diverso da quello in cui hanno sempre vissuto.

Di questo film mi ha colpito molto come vengono affrontati quelli che, secondo me, sono i tre temi principali: l’insegnamento, le scelte “imposte” dai genitori e la critica alla società.

L’insegnamento e la scelta di Ben e Leslie sono due argomenti legati: è per via delle loro scelte che i figli hanno questo tipo di conoscenze. Nelle scene in cui Ben fa lezione ai suoi figli trovo che emerga la sottile differenza tra cultura e sapere. Ai ragazzi il sapere non manca, sanno tutto di molti argomenti differenti, eppure ignorano la cultura, e lo si vede chiaramente quando escono dal bosco e non riescono a relazionarsi con altri ragazzi. Per esempio nella scena in cui il figlio maggiore si scontra con due ragazze e non è capace a scusarsi, oppure quando i ragazzi sono a cena con zii e cugini e vengono derisi perché non conoscono le marche Nike e Adidas.

È a questo punto del film che ci si domanda: cosa è veramente utile, sapere qual è l’ultimo modello di scarpe o sapere come procurarci del cibo in una foresta? La mia risposta è: entrambi. Nella società in cui viviamo adesso avere l’ultimo paio di scarpe è più importante di sapere andare a caccia “come un selvaggio”. Il problema sta nel fatto che la nostra società esiste grazie all’elettricità, senza questa noi non possiamo più fare niente, e immagino che gli insegnamenti di Ben farebbero molto comodo. Alcune regole che Ben impone sono molto interessanti. Per esempio insegna ai figli l’importanza di dire sempre la verità – lui non lascia nulla di nascosto ai figli – oppure li incita affinché si esprimano riguardo a certi argomenti o espongano in maniera chiara i loro pensieri sui libri letti.

L’ultimo tema è stato trattato molto bene all’inizio del film: si vede chiaramente come Ben, e di conseguenza anche i figli, disprezzi la società e il sistema di oggi. Non ho trovato però il finale coerente con questa visione del mondo di Ben. Dopo un incidente avvenuto alla figlia, lui capisce che la vita dei ragazzi, vissuta a suo modo, è in pericolo, così decide di lasciarli in affidamento al padre di Leslie. Ben torna da solo nel bosco ma scopre che i figli si erano nascosti nel suo camper per potere esaudire insieme l’ultimo desiderio della madre: venire cremata. Assieme compiono dunque questa “missione” e, in seguito, vanno a vivere in una piccola casa in montagna, dove coltivano il loro orto, allevano i loro animali e i figli frequentano finalmente una normale scuola.

Vuol dire quindi che per essere felici bisogna per forza arrendersi al sistema? Non era proprio contro a questa idea che Ben e Leslie combattevano?

Per rispondere a queste domande con gli altri ragazzi della Tribune siamo arrivati a un’altra possibile interpretazione del finale: in realtà, quando Ben scopre che i figli sono nascosti nel camper, sta sognando (ipotesi convalidata dal fatto che per tutto il film lui ha delle allucinazioni in cui gli appare la moglie morta). I figli in realtà sono ancora dal nonno e lui, rimasto solo, cerca di continuare con la sua vita, e può farlo solamente avendo loro, almeno nell’immaginazione.

Un film bello che può fare capire molte cose a chi magari non si interessa di certi argomenti. Il film stesso è colmo di informazioni e di insegnamenti, dalla caccia alla politica. Probabilmente in molti (me compreso) dopo aver visto questo film hanno cercato su Google chi è Noam Chomsky.

Ariele Sgheiza, SCC Bellinzona, 19 anni

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Le distributeur IMPULS a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film

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