La mia vita da zucchina, di Claude Barras – Trovare il bello in tutto, nonostante non tutto sia bello

courgette_salle_classe 

La Mia Vita Da Zucchina (titolo originale Ma Vie De Courgette) è un film ispirato al romanzo di Gilles Paris, Autobiografia di una zucchina.

Il film racconta di un ragazzino, Icare, senza padre – scappato con un’altra donna – e senza madre, che viene mandato in un orfanotrofio dove incontra tanti altri bambini come lui. Icare, nonostante la madre lo maltrattasse e fosse un’alcolizzata, vuole essere chiamato come lo chiamava lei: Zucchina. Un giorno arriva una nuova bambina all’orfanotrofio: Camille. In poco tempo Zucchina e Camille diventano grandi amici e la ragazzina aiuta a riportare una ventata di autostima e felicità nei bambini dell’orfanotrofio. Un giorno il poliziotto che si è occupato del caso di Zucchina decide di adottare il protagonista e Camille. Ma la zia della bambina non vuole, poiché nel caso in cui Camille non fosse più sotto la sua responsabilità, non riceverebbe più i soldi che le dà lo stato per poterla mantenere. In fine, con l’aiuto degli altri bambini dell’orfanotrofio, i due riescono ad andare a vivere dal poliziotto che li accoglie con tanto amore.

Il film è molto emozionante, fin dal duro inizio: assistiamo subito al momento in cui Zucchina urta per sbaglio la madre, che lo vuole picchiare, uccidendola. I ragazzini che si trovano all’orfanotrofio hanno avuto esperienze orribili: Camille ha visto i suoi genitori uccidersi a vicenda, un’altra bambina ha subito violenze dal padre, e così via. L’aspetto originale del film è che questi temi vengono visti e presentati con gli occhi di un bambino di circa 9 anni. Si percepisce quindi spesso l’ingenuità nell’affrontare temi come per esempio quello del sesso, del maltrattamento dei bambini, degli stupri, dell’alcolismo e dell’immigrazione.

La banda di ragazzini nell’orfanotrofio è molto diversificata: c’è quello nuovo, c’è il capo della combriccola, c’è quella che non parla mai, quello grassetto, quello timido ecc. La cosa interessante è che pur essendo tutti diversi si aiutano collaborando: per esempio aiutano Camille a liberarsi della zia.

La parte tecnica, curata anche dal direttore dell’animazione Kim Keukeleire, che ha lavorato per registi come Wes Anderson e Tim Burton[1], è impressionante. Il film è realizzato con la tecnica stop-motion: le marionette di circa 25 cm[2] e gli oggetti di scena vengono spostati di un millimetro, o poco più, manualmente nel set in scala e ogni volta viene fatta la foto. Una volta messe una dopo l’altra si ottiene un effetto di continuità nel movimento dei personaggi e degli oggetti. I movimenti dei personaggi sono molto fluidi e realistici, i set sono molto particolari, fantasiosi e minimali.

Il film mi è piaciuto davvero tanto. Accosta continuamente momenti tristi e malinconici a momenti simpatici e ironici. Per un’oretta viviamo con la mente di un bambino che ci insegna, attraverso la sua storia, che anche se va tutto male, si può trovare un po’ di speranza e andare avanti grazie agli amici. Zucchina, come tutti i bambini presenti nell’orfanotrofio, è molto spontaneo, ingenuo e sincero. La storia di questo ragazzino sembra una favola con uno stupendo finale, ma con all’interno tantissime emozioni. Guardando il film si prova anche una punta di malinconia per l’infanzia, quando si trovava il bello in tutto, nonostante non tutto fosse bello.

L’aspetto che mi è piaciuto di più è che ai ragazzini della storia non importa particolarmente cosa sia loro successo in passato, cosa abbiano provato, come pensano di superare la situazione: vivono il presente e sanno che gli amici e il tempo guariscano le loro ferite. Solo un personaggio vuole sapere il motivo per cui gli altri suoi coetanei si trovano lì, infatti lui è il ragazzino che nasconde le proprie paure e fragilità agli altri e verso la fine del film, grazie ai suoi nuovi amici, riuscirà a esternarle e a curarle.

La storia è molto attuale: grazie all’ingenua e sincera mente di 7 ragazzini La mia vita da zucchina insegna a collaborare, ad aiutarsi l’un l’altro, a essere sinceri e fidarsi dei propri amici, così da poter aiutare se stessi e chi ci sta intorno.

[1] http://www.teodorafilm.com/wp-content/uploads/2016/11/LA-MIA-VITA-DA-ZUCCHINA-Pressbook-ITA.pdf

[2] http://www.teodorafilm.com/wp-content/uploads/2016/11/LA-MIA-VITA-DA-ZUCCHINA-Pressbook-ITA.pdf

Leonardo Bernasconi, 18 anni, SCC Bellinzona

leonardo bernasconi

Praesens Film a offert des billets pour cette projection de la TRIBUne des jeunes cinéphiles

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s