La mia vita da Zucchina, di Claude Barras – Icare impara a volare

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La mia vita da Zucchina è un film d’animazione profondo, triste, che riscalda il cuore sia ai più giovani che agli adulti.

Icare, soprannominato Zucchina, è un bambino che vive da solo con sua madre, una donna alcolizzata che non si prende cura di lui. In seguito a un incidente domestico, la madre muore e il bambino viene spostato in un orfanotrofio. Qui Zucchina fa la conoscenza di altri bambini che, come lui, ognuno per un motivo differente, non possono stare con i loro genitori. Poco dopo il trasferimento di Zucchina, arriva anche Camille a fare parte del gruppo: tra i due bambini nascerà un forte legame affettivo. Il poliziotto che si è occupato del caso di Zucchina, si affeziona molto al bambino e lo segue nel suo percorso di crescita. Alla fine del film egli adotta Zucchina e Camille, nonostante la zia di quest’ultima, interessata solo al denaro, cercherà di impedirlo.

Ho trovato La mia vita da Zucchina un film d’animazione bellissimo, emozionante e profondo; sono rimasta sorpresa dai temi trattati e dallo spessore psicologico dei personaggi.

I temi proposti nel film concernono l’abbandono e la fase successiva a questo, la ricostruzione dell’individuo.

Zucchina e gli altri bambini, per motivi differenti, non hanno più una famiglia tradizionale, composta da una madre ed un padre. Questa situazione influisce sulla personalità di ogni bambino in modo diverso per ognuno: ad esempio Simon si comporta da prepotente, mentre Alice è taciturna. Fra i bambini c’è chi ha capito dove si trova e chi sembra vivere invece in un altro mondo. Nel profondo di ogni bambino vi è un vuoto che è possibile colmare stando insieme e creando una famiglia grazie, anche al prezioso aiuto degli insegnanti dell’orfanotrofio: per questo motivo i bambini sono estremamente legati fra di loro e verso chi li segue. Le storie dei ragazzi affrontano crude realtà che sono raccontate con la semplicità dello sguardo di un bambino. Nel film niente è esplicito, esattamente come nella mente di un bambino a cui sfuggono i numerosi dettagli del linguaggio dei grandi. Ciò rende la storia più dolce e divertente e permette allo spettatore di immedesimarmi a pieno nel punto di vista dei ragazzi.

La fotografia del film è magica, i colori sono quelli di una scatola di matite, dai capelli blu di Zucchina al pullover rosso fuoco di Simon. Ogni cosa che figura nello schermo è curata nel minimo dettaglio: i giocattoli, i disegni, i libri, le magliette e il risultato è un’ambientazione magnifica. L’aspetto dei personaggi è reso unico grazie alla loro grande testa, al loro naso rosso oppure ai grandi occhi colorati. Inoltre ho trovato molto interessante la scelta di colorare i personaggi in maniera realistica, invece nel caso di Zucchina sono stati utilizzati dei colori artificiali, come ad esempio il blu per i suoi capelli.

I dialoghi sono semplici e divertenti, essi sono leggeri poiché i protagonisti della storia sono i bambini e il loro modo di parlare o pensare è prevalentemente disinvolto. La musica del film è molto dolce e come ogni elemento visivo e sonoro, richiama l’infantilità.

La scena che mi è piaciuta di più in assoluto è stata quando, mentre i bambini stanno giocando nella neve, d’un tratto rivolgono la propria attenzione verso una madre che aiuta il proprio figlio, il quale si è appena fatto male con gli sci. In seguito, nella ripresa successiva, appare il gruppo di bambini rattristito e spaesato da questa scena di affetto tra una madre e il proprio bambino, accompagnato da un momento di staticità, di vuoto senza musica. Questa scena statica, senza alcun dialogo, rappresenta lo stato d’animo dei ragazzi di fronte al grande abisso dell’abbandono e della mancanza di affetto di una madre e di un padre.

Un’altra cosa che ho trovato interessante è il mistero del soprannome di Icare, infatti nel film non viene mai rivelato la provenienza del nomignolo Zucchina.

In conclusione La mia vita da Zucchina è sicuramente un film da andare a vedere e da gustare, cercando di cogliere i dettagli minuziosi e soprattutto il punto di vista del bambino.

Anna Simonetti, 19 anni, Liceo Cantonale di Lugano 2.
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Praesens Film a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour cette séance

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