La mia vita da Zucchina, di Claude Barras – La marionetta dai capelli blu più fortunata del mondo!

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Ci si imbatte molto facilmente in film sull’adozione, sulla vita difficile di un bambino all’orfanotrofio, sulla solitudine. In questo stop-motion di Claude Barras però queste caratteristiche non sono noiose, né ripetitive, né già viste: sono semplicemente emozionanti e delicate. Grazie ai visini dolci, così grandi e senza troppe espressioni delle marionette, siamo noi a crearci le emozioni, dentro di noi.

Il luogo comune dell’“orfanotrofio come gabbia nella quale si è relegati e si sta male” viene distrutto da quest’opera, l’istituto diventa un logo di raduno, di amicizie, di felicità e svago, con festicciole e divertenti giochi di squadra.

Questa storia, essendo raccontata tramite marionette, ci tocca apparentemente poco nella prima parte del film, ma andando avanti ci affezioniamo talmente tanto a quelle piccole figure magroline e deboli che rischia di scappare una lacrima.

La storia in sé procede lentamente, quasi volesse farci percepire ogni singolo dettaglio, ogni singolo tratto della scenografia, della costumistica dei personaggi, dei loro movimenti facciali, ma questo non va a influire negativamente sullo spettatore. Uscendo dalla sala ho sentito un uomo che rivolgendosi alla moglie diceva: “Beh, un po’ lento e noioso con tutte le marionette con la testa che sembra un pallone…”. La scelta di dare così importanza alla faccia, alle espressioni invece è molto azzeccata: se pur minime le espressioni ci sono e sono indispensabili. Ingrandire la marionetta e dare al corpo la stessa importanza che è stata data alle espressioni facciali sarebbe stato un errore, o più che altro una dispersione di quello che le marionette vogliono esprimere allo spettatore.

Poche parole quindi per descrivere questa fantastica storia della “marionetta dai capelli blu” e dei suoi amici, bambini che, pur avendo perso i genitori o essendo stati abbandonati da loro, riescono a ricostruirsi una vita, nella quale possono essere felici e spensierati e non oppressi da un futuro cupo e distruttivo.

Edoardo Nerboni, 18 anni, Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA)
Edoardo

Praesens Film a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film.

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