La mia vita da Zucchina, di Claude Barras – Molto più di un film per bambini

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Zucchina è un bambino di 9 anni, suo padre è scappato quando lui era piccolo ed è rimasto da solo con la madre, che passa la giornata davanti alla televisione tra una lattina di birra e l’altra. A causa di un incidente, la madre di Zucchina muore e lui rimane solo. Così viene portato in un orfanotrofio dove ci sono altri bambini, alcuni più piccoli ed altri più grandi, nella stessa situazione. Dopo un inizio difficile, Zucchina riesce a integrarsi nel gruppo e tra i bambini si crea un forte legame. Un giorno arriva una nuova bambina, Camille: per Zucchina è amore a prima vista. Lei porta nuova felicità nell’orfanotrofio, ma ci sono molti problemi che i bambini devono affrontare.

La mia vita da zucchina è un film molto coraggioso, racconta le storie di alcuni bambini con semplicità, nonostante queste siano molto difficili da esporre e spesso sia dura immedesimarsi. I bambini presenti in questo film, come detto prima, sono tutti orfani o sono stati abbandonati e tutti hanno storie differenti che colpiscono. È molto bello vedere come il regista sia riuscito a mostrare il punto di vista dei bambini su molti argomenti, per esempio il sesso e l’amore, sempre con la stessa semplicità. Questo penso sia dovuto alla scelta di fare un film d’animazione: i colori e le ambientazioni da cartone animato proiettano lo spettatore direttamente nel mondo dei bambini e questo aiuta l’immedesimazione nelle situazioni difficili dei bambini.

Mi è piaciuto particolarmente il personaggio di Simon. Lui si presenta come il “capo” del gruppo che controlla tutti e sa tutto. Si scopre poi che è in realtà tutta una facciata per mostrarsi forte di fronte agli altri: infatti, in realtà, in una scena ha addirittura paura ad aprire una lettera che gli ha mandato da sua madre. Si dimostra anche essere il bambino più intelligente del gruppo, che comprende i veri motivi per cui sono lì e che capisce che con molta probabilità lui e i suoi compagni non se ne andranno presto dall’orfanotrofio. È proprio lui che, alla fine, convince Zucchina e Camille ad andare a vivere da un poliziotto che li vuole adottare, anche se loro avrebbero preferito stare con i loro amici nell’orfanotrofio. L’ha fatto, secondo me, per dare speranza al gruppo: per fare credere agli altri bambini che prima o poi anche loro verranno adottati e non staranno lì per sempre.

È impressionante la cura dei dettagli presente nel film. Uno tra tutti, quello che mi ha colpito di più, è che ogni volta che un ospite arrivava all’orfanotrofio una bambina esce e urla “Mamma!”, pensando che sia finalmente arrivata sua madre a riportarla a casa. Eppure quando sua mamma finalmente arriva, la bambina, terrorizzata dall’idea di lasciare i suoi amici, scappa a piangere dalla tutrice. Qui si vede il conflitto che nasce nei bambini che preferiscono rimanere con gli amici piuttosto che tradirli come hanno fatto i loro genitori.

Dopo aver visto il film mi sono chiesto se questo potrebbe essere veramente un film per bambini. C’erano alcuni bambini in sala, che chiaramente ridevano spesso per le battute relative al sesso. Ma avranno veramente capito le situazioni dei bambini protagonisti? O hanno semplicemente pensato che fosse un film comico, come la maggior parte dei film d’animazione? Questo penso sia uno degli svantaggi di aver scelto di fare in film d’animazione, perché, secondo me, questo era un film principalmente per adulti. Come ho detto prima, la scelta di farlo d’animazione è funzionale alla comprensione dei sentimenti dei bambini, ma non porta il pubblico giusto in sala.

Molti adulti sono andati a vedere questo film, visto che potrebbe essere premiato ai Golden Globes di quest’anno come miglior film straniero, quindi solamente per “fama”, indipendentemente dal genere. Però può anche essere una cosa positiva, in questo modo può migliorare la reputazione dei film d’animazione, così da non essere più classificati come semplici film per bambini.

La storia di sicuro colpisce e il film è molto bello poiché racconta le difficoltà dei bambini abbandonati che, forse, molta gente non immagina neanche. Il premio come miglior film straniero lo merita di sicuro.

Ariele Sgheiza, 19 anni, SCC Bellinzona
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Praesens Film a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour cette séance.

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