Manchester by the sea, de Kenneth Lonergan – Manchester by the sadness

Lee Chandler (Casey Afleck) è un tuttofare la cui maggiore preoccupazione è il nutrimento della sua rinuncia alla vita. Il motivo è inizialmente oscuro allo spettatore ma già dopo le prime scene si comprende che l’intreccio e la fabula corrono sfasate di circa 10 anni sull’arco di centoquaranta, intensi, depressivi e noiosi minuti. Manchester by the sea è una pellicola ben riuscita che prova a commuovere, ma non tocca nel profondo, proprio per il suo carattere realistico. Qualità rara tra le pellicole hollywoodiane. E questa racconta la storia di una famiglia americana di una piccola cittadina fatta di gente che si aiuta e si sostiene.

Il film apre sul mare, una barca da pesca e un cielo terso, accompagnato da tenui e gentili melodie. Queste adorneranno tutto il film, scivolandoci sopra, come onde del mare su questa famiglia americana di lavoratori rispettabili. E sarà questo il preludio al disastro. Scopriremo la vita dilaniata di Lee: la perdita dei figli e poi del fratello. Neppure la piccola comunità di brava gente potrà avvicinarsi tanto da potere aiutare Lee, poiché il suo è un destino caratterizzato da un dolore indicibile, inarrivabile. Egli brama soltanto la solitudine, una condizione di semi-inesistenza, in cui forse alla sua mente è concessa pace. Pace da un inconfessabile senso di colpa che lo attanaglia. Sono bastati, come si scoprirà, qualche birra e un ceppo malmesso per erodere la sua pacifica esistenza e cancellarlo dalla terra per lasciarlo camminare tra i vivi con i morti sulle spalle. La trama del film ricorda un libro di Philip Roth – anche se senza ebrei: l’ingiustizia è il grande livellatore sociale. Sarà il nipote quindi, lasciato in affidamento a Lee dal fratello, condannato da anni da una triste malattia cardiaca che lo ucciderà all’inizio del film, a costringerlo a reagire e rimembrare un passato che tornerà sui suoi passi per potere ricevere la giusta sepoltura e permettere alle sue vittime di riscattarsi.

Manchester by the sea è anche un inno al maschilismo però: un maschilismo che è una componente della società contemporanea occidentale. Il film lo descrive in quella americanità semplice, nostalgica, fatta di lavoratori, operai, tuttofare in cui gli uomini bevono tanta birra e le donne si preoccupano, gli uomini pescano e le donne stanno a casa con i figli. È il ritratto di un’America che per alcuni, in un momento particolare come questo, appartiene al passato, mentre per altri rappresenta dei valori indispensabili. Nessuna di queste due categorie avrà ragione. Ed è comunque una realtà che non conosciamo esattamente, in questo si distingue ancora l’America dal vecchio mondo.

In conclusione voglio dire che quella di Casey Affleck è un’ottima performance e che è stato particolarmente difficile recensire questo film. Perché è un film che parla di persone vere con vere tragedie. Ed è quindi difficile per un film come questo trovare delle giustificazioni, delle idee o dei principi in ciò che succede. Perché è la vita, e la vita forse non ha niente di tutto questo. Forse le cose succedono e basta, la gente muore e la gente soffre. È questione di fortuna, è questione di resilienza a questa fortuna.

Alessandro Gustalla, SPAI di Bellinzona

UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL SWITZERLAND GmbH a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film.

 

 

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