Manchester by the See, de Kenneth Lonergan – Una tortura aggrovigliata nei ricordi

Siamo a Manchester (Massachusetts), poco più a nord della grande città di Boston. Diverse inquadrature lunghe accompagnate da una musica malinconica ci fanno entrare a capofitto nella straziante vita di Lee Chandler (interpretato da un Casey Affleck che si guadagna l’Oscar come miglior attore protagonista), una vita che sarà tutta da scoprire per lo spettatore, attraverso il duro percorso di maturazione e di presa di coscienza che dovrà affrontare Chandler.

Il film, ideato inizialmente da Matt Demon (che rimarrà produttore del film) e portato avanti dallo sceneggiatore e regista Kenneth Lonergan, si porta a casa dalla notte degli Oscar ben due statuette (come detto, Miglior Attore Protagonista a Casey Affleck e Miglior Sceneggiatura Originale a Kenneth Lonergan) che vanno ad aggiungersi ai riconoscimenti avuti ai Golden Globe, ai BAFTA e molteplici altri.

Già dalle prime scene del film incontriamo un Lee Chandler affranto, distrutto, appesantito dalla vita. Il suo sguardo è cupo, il lavoro che fa è deprimente, non ha una famiglia, non ha amici. Poi una telefonata gli annuncia la morte del fratello, notizia che sarebbe straziante per tutti noi ma non per lui. Prende questa notizia quasi come se fosse abituato al dolore… perché infatti lo è, ma questo lo scopriremo pian piano, andando avanti nel film. Che cosa gli è successo? Perché non ha una moglie, nessun contatto esterno, nulla che lo renda felice?

La vicenda riesce a trasportare lo spettatore nella testa di un uomo che ha perso tutto quello che aveva per colpa di un piccolo errore, piccolissimo, che gli è costato una sofferenza eterna che non potrà mai più sparire. Questo strazio viene teso in maniera estrema verso la metà del film quando, in uno dei tanti flashback che raccontano i motivi dei tormenti di Lee, lui si ritrova in una centrale di polizia avvolto da un grande dolore e decide impulsivamente di uccidersi, sentendosi colpevole della morte dei suoi tre figli.

(spezzone originale dalla sceneggiatura di Kenneth Lonergan)

  1. INT. POLICE STATION — MAIN ROOM. DAY — CONTINUOUS.

Lee comes out of a room opposite, followed by the Detective and Fire Marshall. He makes his way past the desks. Suddenly he GRABS a YOUNG COP from behind, pulls the GUN out of his holster and shoves him away. SHOUTS and GUNS come out everywhere. LEE puts the GUN to his own HEAD and pulls the trigger, but the SAFETY CATCH is ON. JOE is across the room in a bound.

JOE

Don’t shoot! Don’t shoot!

LEE fumbles with the safety catch — TWO COPS take him DOWN and grab the gun. He doesn’t resist at all. JOE joins the fray. STAN staggers and reaches for the wall behind him.

Una scena fredda, governata dall’impulso, dalla tristezza, dalla disperazione di un uomo che non trova più la felicità che aveva in questo mondo prima del dramma. La scena, mostrata quasi interamente con inquadrature totali, lascia allo spettatore l’obbligo di cercare l’azione, di scovare la parte importante di quell’inquadratura, di quello che è importante in quel momento, di seguire il personaggio, di cercare di intuire le sue azioni. È proprio questo che rende questa corta scena una delle più forti di tutto il film, secondo la mia lettura.

Manchester by the sea racconta la disperazione, il dramma che porta una persona felice e spensierata a diventare introversa e cupa, perdendo di vista la felicità nel mondo, nella bellezza della vita e nell’amore della famiglia.

Edoardo Nerboni, 19 anni, Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA) – Viganello

UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL SWITZERLAND GmbH a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film.

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