Appena apro gli occhi – Non avere paura di aprire gli occhi – Leyla Bouzid

À-peine-jouvre-les-yeuxIl film Appena apro gli occhi della giovane regista Leyla Bouzid è ambientato in Tunisia nel 2010, prima della Primavera araba, durante la quale i popoli arabi attuano diverse rivoluzioni per la loro libertà. Quindi lo stato politico in cui si svolge la storia è chiuso, censurato e corrotto sull’orlo di una rivoluzione.

La storia racconta di una ragazza, Farah, di 18 anni, che cerca in tutti i modi di esprimere sé stessa e le sue idee attraverso la musica. Lei e alcuni suoi amici hanno fondato una band e si esibiscono nei locali. La madre della ragazza è preoccupata per la figlia: le persone che frequenta non sono individui affidabili e le canzoni che canta sono troppo rivoluzionarie, perciò rischia di finire nei guai.

Farah ha una storia d’amore con un componente della band. Purtroppo a un certo punto i due ragazzi si lasciano e allora Farah recita in un locale un testo sovversivo scritto dal suo ex ragazzo che lei ama ancora e per questo monologo viene rapita e torturata dalla polizia. Alla fine riesce ad essere liberata dalla madre che deve però pagare una cauzione molto cara.

Durante la storia si nota sempre di più la trasgressione della ragazza: Farah cerca in ogni modo di essere sé stessa, scappa di casa ben due volte, canta le canzoni tabù anche se è consapevole dei rischi. Si crea una situazione che spinge lo spettatore a pensare che il problema non sia la situazione politica, ma la ragazza. L’assurdità del ragionamento che il film porta a formulare permette allo spettatore di rendersi conto di quanto il regime dittatoriale nei paesi arabi sia stato tragico e, mentalmente, distruttivo.

Il ruolo della madre è quello di proteggere la figlia, ma viene vista negativamente dallo spettatore poiché impedisce alla figlia di cantare nei bar. Alla fine del film però si capisce che la madre accetta la figlia; l’ultima scena è una ripresa della madre e la figlia che si abbracciano e guardano fuori dalla finestra, il che potrebbe significare che, come la madre ha accettato la figlia – e smette quindi di comandarla – anche lo stato arabo molto presto libererà le persone dalla dittatura lasciandole libere.

Il film ha anche un lato documentaristico perché mostra molto bene la situazione nel paese: bar per soli uomini, tabù, divieti di esprimersi ecc.

Credo che il culmine del lungometraggio sia quando Farah legge il testo scritto dal suo ex, il quale racconta della libertà che tutti loro vorrebbero ottenere. La ragazza viene fischiata, le viene spento il microfono e, nonostante ciò, lei continua a recitare il monologo perché ci crede. Da quel momento inizia la tensione vera, poiché lei viene arrestata e interrogata brutalmente dalla polizia.

Il film mi è personalmente piaciuto, sia la storia – in particolare la scena in cui Farah recita il testo fa venire la pelle d’oca – sia la regia: riprese di paesaggi e luoghi molto semplici, ma legati alla storia, primi piani di Farah che canta che rendono la visione più diretta (concentrandosi sul viso della ragazza che canta si sottolinea la sua voglia di imporre le sue idee).

Il film merita di essere visto: trasmette un messaggio di speranza a chiunque desideri fare ciò che sogna, mostra com’era la situazione politica dittatoriale nei paesi arabi e racconta di un rapporto madre e figlia molto profondo.

Leonardo Bernasconi, 19 anni, Scc Bellinzona

Leonardo Bernasconi

Le Festival Guardando Insieme a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film.

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s