Miséricorde, di Fulvio Bernasconi- Il perdono

Miséricorde è un film del 2016 dell’autore ticinese Fulvio Bernasconi. Attraverso la sconfinata e magica ambientazione canadese, il regista riesce a fare emergere dei temi di grande importanza per la società odierna.

Tornando a casa in bicicletta, Mukki, un ragazzo amerindio, viene investito da un camion che lo lascia moribondo sul ciglio della strada. La sua famiglia e la comunità nativa sono affrante e vogliono trovare il responsabile.

Oltre alla polizia che fa ricerche sull’accaduto, vi è Thomas, un misterioso pescatore francese amico della madre di Mukki, che decide di seguire la strada verso il Grande Nord per trovare l’assassino.

Alla fine della storia Thomas riuscirà a trovare il responsabile che dovrà rispondere di ciò che ha commesso.

Come suggerisce il titolo Miséricorde, uno dei temi affrontati dal film è la misericordia e il perdono. Non solo l’assassino di Mukki deve essere perdonato ma tutti quanti i personaggi del film. Thomas infatti è scappato in Canada poiché accusato dell’omicidio di suo figlio: la ricerca dell’assassino di Mukki corrisponde per lui ad una sorta di liberazione da questo terribile fardello che si trascina appresso. L’assassino deve essere perdonato dalla famiglia di Mukki e a sua volta Thomas deve esserlo dalla sua; entrambi i personaggi troveranno alla fine la misericordia delle famiglie.

Un altro tema sviluppato nella storia che ho trovato molto interessante, riguarda le condizioni di vita all’interno delle riserve nelle quali vivono gli amerindi. Questo discorso si apre sin dall’inizio con l’informazione emersa dall’autopsia che nel corpo di Mukki al momento dell’incidente erano presenti alcool e marijuana. Questo dettaglio lascia trasparire come l’assunzione di sostanze stupefacenti fosse solita per i ragazzi della riserva. Purtroppo questo stile di vita non si limita solo ai giovani ma anche molti adulti hanno problemi di dipendenze, come ad esempio lo zio di Mukki che sembra affogare il suo dolore nell’alcool. La riserva è un luogo dimenticato da tutti, dove si respira un clima di desolazione, tristezza e povertà. La comunità che vi abita rimane ancora molto legata alle tradizioni e in alcuni momenti del film traspare la cultura degli indiani d’America; essa però rende ancora più triste la situazione della riserva poiché si percepisce il loro senso di non appartenenza alla società in cui vivono confinati.

La fotografia del film avvolge la storia perfettamente: il Canada con le sue distese misteriose e i suoi colori freddi accompagna fedelmente il dolore e il turbamento dei personaggi. Il dettaglio del paesaggio che rispecchia l’animo dei protagonisti mi ha fatto pensare al film Manchester by the Sea.

Nonostante la storia per alcuni aspetti risulti essere banale, i temi affrontati sono interessanti e attuali. Consiglio a tutti di vedere questo film.

Anna Simonetti, 19 anni, Liceo Cantonale di Lugano 2.

 

Outside the Box a offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film

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