Miséricorde, di Fulvio Bernasconi – Un film misericordioso

Il film del regista ticinese Fulvio Bernasconi è ambientato nelle infinite foreste canadesi. Un camionista investe un ragazzino indiano di nome Nikki e scappa senza prestare soccorso, dunque la polizia canadese cerca il colpevole dell’omicidio. Thomas è un poliziotto svizzero andato ad isolarsi in Canada per riuscire a perdonarsi un errore che ha commesso nella sua vita in Svizzera. L’uomo viene a conoscenza dell’incidente e, siccome ha soggiornato in quelle zone canadesi per diverso tempo, decide di restare in Canada per risolvere il caso. La polizia del luogo non vuole che Thomas si impicci nei suoi affari, perciò cerca di ostacolarlo nel suo compito. Mentre Thomas è all’avventura alla ricerca del camionista anche lo zio di Nikki decide di andare alla ricerca dell’omicida. I due non vanno d’accordo per questioni puramente razziali.

Thomas trova il colpevole: è una donna con due figli che vive nel senso di colpa per non aver soccorso Nikki. Anche Thomas decide di dire la verità e racconta che è in Canada per trovare un attimo di tregua alla sua situazione. Thomas ha ucciso involontariamente suo figlio di un anno scuotendolo e perciò vive anche lui come la donna che ha investito Nikki.

Infine Thomas riesce a fare costituire la donna che ha ucciso il ragazzino e, come lei, riesce ad affrontare la realtà: tornerà in Svizzera per superare tutte le udienze in tribunale che dovrà sostenere per trovare consolazione e perdono.

Tecnicamente parlando il film è fatto molto bene. Le riprese sono molto originali e significative, per esempio le riprese dei camion che percorrono le strade danno l’idea della possanza dei veicoli che la percorrono e del pericolo che provocano (anche con l’aiuto degli effetti sonori). La musica dà un tono di ansia e angoscia, come se si dovesse scoprire qualcosa (infatti alla fine si scoprono diversi fatti).

Il film tratta diversi temi, come il razzismo tra “i bianchi” e gli indiani del villaggio, la cultura indiana e i suoi scontri con quella canadese, lo stato psicologico di chi commette involontariamente un omicidio. Infatti in certi momenti lo spettatore è in difficoltà perché deve scegliere tra lo schierarsi con la giustizia o con i personaggi che sono scappati davanti a un incidente e quindi devono tenere segreto l’accaduto senza costituirsi per non rovinarsi la vita.

L’unica scena che non mi ha convinto è quella in cui la donna ammette che ha investito Nikki e di conseguenza anche Thomas ammette (o comunque spiega alle persone attorno a lui) cosa ha fatto. Questa scena è un po’ troppo esplicita, è come se a turno i personaggi dovessero dire cosa hanno commesso di negativo nella loro vita e ciò rovina un po’ il momento toccante in cui la donna capisce che deve costituirsi.

Ho trovato il lungometraggio molto profondo. Per tutto il film c’è la preoccupazione e l’angoscia che la storia e le musiche trasmettono. Lo scopo finale del protagonista, e della camionista, è di trovare misericordia, ovvero perdono e consolazione per qualcosa che loro non hanno volontariamente fatto. Trovano ingiusto ciò che è successo loro e ciò che dovrà ancora accadere, ma costituirsi è l’unico modo per trovare giustizia in sé stessi.

Vi consiglio di vedere questo film perché offre l’opportunità di vedere qualcosa che succede spesso da un punto di vista diverso dal solito che pone allo spettatore diversi interrogativi su ciò che è moralmente o legalmente giusto.

Leonardo Bernasconi, 18 anni, SCC Bellinzona

Outside the Box a généreusement offert des billets à la TRIBUne des jeunes cinéphiles pour ce film

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