Echos du Locarno Festival 2017 (7) CHARLESTON – Originale come un cliché

Una donna viene investita da una macchina e muore. Il marito, Alexandru, il cliché dell’uomo burbero e rude, che fuma, beve e conosce i criminali locali, si ritrova a dovere affrontare il lutto da solo.

Sebastian bussa alla sua porta. Contrariamente ad Alexandru, è un uomo gracile e impacciato, lavora in una libreria, legge testi di fantascienza, scrive in continuazione sul suo taccuino. In poche parole è il cliché dell’uomo sensibile, quindi “sfigato”. Sebastian si presenta ad Alexandru, marito della donna investita, Ioana, rivelandogli di esserne stato l’amante.

Sebastian spiega ad Alexandru che non era a conoscenza della sua esistenza fino a relazione inoltrata, ma ciò non impedisce a quest’ultimo di prendere a pugni l’amante della moglie, in una scena che vorrebbe essere divertente.

I due istaurano un rapporto basato su attriti, ma anche su necessità. Sebastian insiste per poter dormire a casa di Alexandru perché non vuole restare solo. Alexandru, seppur irritato, acconsente. Gli equilibri fra i due sono chiari: Alexandru dà ordini ed è costantemente di malumore, mentre Sebastian pulisce la casa e asseconda le richieste della sua controparte. Un’altra situazione che vorrebbe fare ridere, mimando quasi un rapporto coniugale.

I due affrontano varie situazioni, incontrano i parenti, vagano per la città, litigano. Alexandru non vuole ammetterlo, ma neanche lui vuole stare solo.

In un finale talmente originale che lo si era capito già dopo venti minuti dall’inizio del film, i due diventano amici. Si scopre che anche Alexandru è triste e ammette di aver bisogno di Sebastian. Dal canto suo Sebastian riesce a farsi valere con Alexandru, mostrandosi coraggioso e indipendente.

Morale della storia: anche gli uomini rudi che bevono e fumano hanno un cuore e anche gli uomini sensibili che leggono libri e scrivono sui taccuini sanno farsi rispettare.

Charleston, opera prima del regista rumeno Andrei Cretulescu, è un film sul quale non mi sembra ci sia molto altro da dire.

Laura Monte

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